La differenza tra uomo e donna…il bianco, il nero e l’arcobaleno.

difference between woman and man

Non ho mai compreso ma proprio mai, la differenza che esiste tra maschio e femmina, ho sempre pensato fossimo uguali.

Dopo tanti anni di matrimonio, la conseguente separazione, la permanenza a Londra  e un nuovo legame, ho capito proprio grazie al mio compagno e ai miei figli maschi quanto siamo diversi. Tutto è iniziato da semplici frasi: ” Sono da te tra poco…” per noi donne può significare anche tra mezz’ora se non specifichiamo l’ora esatta. Per l’uomo no….quel “tra poco” vuol dire “adesso”.

E ancora….”Prenderesti quella scatola, per favore?”, noi andiamo subito a prenderla, siamo intuitive, pratiche e veloci. Uomo:” Quale scatola dici? Che colore è, quanto è grande?….sono solo due!!!! Male che vada la donna le prende entrambe, l’uomo no….si blocca.

Lo stesso quando si guida la macchina…la donna capisce subito le indicazioni, l’uomo ha bisogno di sapere esattamente se svoltare a destra o a sinistra. Se dici ad una donna: “Vai di là…” anche senza indicare con la mano, lei ci và.

E così quando devi spiegare il colore di un fiore, per la donna ha varie sfumature, per l’uomo è solo monocolore.

Quando partiamo ci portiamo dietro tutto e stiamo giorni a ragionarci sopra. L’uomo: camicia, pantalone, maglione se fa freddo, slip appena 3 paia che già sono tante, spazzolino e dentifricio. Fine.

E che dire degli acquisti? Noi siamo iperesigenti, giriamo cento negozi alla ricerca dell’indumento perfetto e che ci faccia sentire magre, sinuose, sexy e stupende….l’uomo….un paio di pantaloni color grigio topo o nero o al massimo blu, è strafigo!

Supermercato? Noi un carrello pieno di tutto, dal detersivo allo smacchiante, dal perborato all’ammorbidente e poi biscotti per la linea, la stitichezza, per i bambini che vengono a trovarci, salumi no per favore che ingrassiamo, uova…ma sì dai che sono più nutrienti di una fetta di carne con antibiotico. Uomo: un pezzo di pane con una fettina di formaggio e sono già sazio.

E potrei fare altri mille esempi…ma dovrei aprire un altro blog solo per quello. Non sò se gli uomini in questo senso sono migliori di noi, però a volte vorrei essere pratica come loro invece di farmi delle vere e proprie torture mentali. Capita che noi donne passiamo notti insonni per i figli o per altri pensieri. L’uomo….dorme pacificamente!

Facciamo cambio?

L’amore fraterno ai tempi dei social network

two sisters

Due sorelle, due cuori, in due parti del mondo completamente opposte, un biglietto dimenticato, i cellulari accesi.

Sono distanti eppur così vicine…per una sta sorgendo il sole, per l’altra è notte fonda. Un pensiero, forse la voce del cuore, spinge la sorella maggiore a collegarsi su facebook però ha delle cose da fare, non ha tempo adesso… eppure qualcosa la spinge a collegarsi e così fà. Dall’altra parte c’è la sorella che è in cerca d’aiuto, di un conforto, anche solo di sostegno morale…è rimasta a piedi, è stanca e non può raggiungere casa, troppo lontana ed è troppo tardi, quasi mattino forse…si collegano entrambe a facebook, si parlano, l’una sostiene l’altra. Per strada, a quell’ora ci sono solo ubriachi, gente che ha lasciato i sogni chissà dove e si è rifugiata nell’alcool, nella droga, nell’oblìo di se stessi. Lei cammina sperando di non essere disturbata, alla disperata ricerca di un posto dove trovare un benedetto biglietto da comprare ma nessuno è aperto a quell’ora e lei continua a camminare senza fermarsi ma…dove potrebbe andare?

All’improvviso dopo tanta strada percorsa, lo vede..è proprio  un biglietto??? E’ davvero un biglietto per il bus???? Proprio quando sembrava non esserci speranza…sì, è un biglietto! E’ proprio un pezzetto di carta plastificata buttato lì per terra che in quel momento sembrava il famoso ago nel pagliaio.

Può farcela,  può salire finalmente sul bus e passarlo in quel benedetto lettore…lo dice a sua sorella, entrambe gioiscono e si stringono in un abbraccio fraterno che supera ogni distanza. “Mia sorella è riuscita a tornare a casa….e io le sono vicina finchè non apre la porta anche se rimando i miei impegni”.

E sapete qual’è la cosa che mi ha fatto emozionare di più fino a piangere di gioia? Che l’indomani, appena sveglia, ho visto il cellulare lampeggiare….erano le notifiche, la notte abbasso ogni suoneria.  Le mie figlie, le mie piccole grandi donne, tanto distanti e così tanto vicine. Leggo tutto, leggo la paura in una e il sostegno morale dell’altra, sento ogni loro emozione come fossi  presente e avverto la gioia di entrambe quando appare il biglietto tanto desiderato e piango di gioia perchè anch’io “ho trovato il biglietto”, vivendo ogni loro ogni istante.

Già, questi social network….è vero che separano i rapporti umani, è vero che non ci si parla più e che al ristorante si preferisce parlare su facebook o su watsapp piuttosto che con il compagno accanto ma… devo ammettere che, in questo caso, ha unito due persone che si amano fraternamente.

E spero tanto continuino così

Il mio piccolo libro

copertina libro

Più volte mi è stato chiesto di cosa trattasse il mio libro che poi è un tascabile, non amo i libri mattoni, tranne che narrino di storie particolarmente coinvolgenti. Il mio piccolo tascabile tratta di…me. Direte voi: “Che m’interessa della tua vita…anch’io potrei scrivere un libro sulla mia, ne ho passate di tutti i colori!!!”.

Già, tutti abbiamo una vita travagliata ma per me non è stato uno scrivere per passatempo o perchè volevo fare qualcosa di diverso, è stato…naturale. Non ho mai capito come facesse uno scrittore a scrivere pagine di libri ma dopo quello che mi è accaduto, ho le idee chiare.

Lavoravo a Londra come nannie presso una famiglia che abitava vicino Westminster, io abitavo a Greenwich e tutte le mattine prendevo bus e metro per arrivare al lavoro dalla piccolina che mi era stata data affidata sin dai primissimi mesi di vita. Era un periodo di ricostruzione di me stessa, sembra un termine strano per una persona, però stavo davvero ricostruendo la nuova me. Ero partita lasciando la mia terra con i miei quattro figli, ero una donna o forse non ero nessuno più, non capivo cosa fossi, ero un automa? una prostituta? Una brava madre? Perchè mi ero lasciata distruggere per così tanti anni il cuore, l’animo, la mia stessa vita…il mio ex mio marito mi diceva sempre che ero buona solo per stare con una lampadina da 100 watt davanti la porta di casa, avremo fatto i miliardi…era davvero così? Ho avuto il dubbio per anni e quasi ci sono cascata davvero, ho davvero sfiorato la prostituzione perchè volevo capire chi ero. Quanta violenza avevo subito nel corso degli anni, era possibile che tutto questo non aveva senso? Che stessi in silenzio come tante donne che subiscono senza parlare e magari poi lasciarsi uccidere? Era giusto tutto questo?

Per farla breve, Londra fù la scelta migliore della mia vita, fu la mia stessa nuova vita e anche dei miei figli. E fu proprio là che una sera di rientro dal lavoro, tra una metro e l’altra, iniziarono a scorrermi nella mente dei pensieri che non riuscivo a trattenere e sentivo l’impulso irrefrenabile di doverli scrivere su qualcosa…presi degli scontrini che avevo in borsa e iniziai a scrivere in piccole lettere perchè entrasse tutto e poi nei giorni a venire, mi comprai un block notes. Quanti fiumi di parole, quanto scrivevo e solo tra una metro e l’altra….diversamente non avevo alcuna sensazione, nè input a continuare. Quando tornai in Italia, completai il mio piccolo libro e lo pubblicai nella speranza che la mia testimonianza potesse essere d’aiuto ad altre donne. Manca molto di “non detto” ma per adesso va bene così. E intanto sono rinata ancora….e costruisco un’altra me!

Io ballo da sola

Disco music

E’  da tanto che non scrivo, mi sono mancate le parole, i pensieri e ancora sono nel periodo “reset” totale ma proprio adesso che stò ricostruendo la nuova me, ho riassaporato la gioia del ballo.

La prima e unica volta che ero entrata in una discoteca, è stato a 12 anni durante una gita scolastica. Ricordo ancora come mi sembrò strana quella piccola sala, aperta solo per noi, per farci ballare un pò e io ballai, certo che ballai, mi sembrava bello e liberatorio farlo, ballavo sempre da sola a casa, mi chiudevo in una stanza e sognavo un pubblico tutto per me.

Oggi sorrido al pensiero ma allora era una cosa davvero seria…volevo diventare una ballerina ma mia madre, nonostante i sacrifici che già faceva, non poteva di certo pagarmi la scuola di danza e comunque per lei era un capriccio, perchè di sicuro io avrei fatto la moglie e la madre come voleva la tradizione, mica la ballerina.

E invece, ho da sempre tenuto nel mio cuore questa irrefrenabile voglia di ballare e così, qualche sera fà, sono andata in una discoteca all’aperto con amici e con il mio compagno. C’erano varie sale e noi ci siamo seduti vcino quella dove si ballava musica leggera tipo anni ’70 in attesa che si scaldasse la serata. Dopo aver preso un analcolico e dialogato un pò, ho lasciato il gruppo e mi sono spostata dove sentivo musica molto più ritmica. E così i miei piedi e il mio corpo si sono lasciati prender dalla voglia incontrollabile di ballare tant’è che io stessa non sapevo frenarmi e via in pistaaaaaaaaaa.
Ho ballato per almeno mezz’ora senza fermarmi tra una musica e l’altra….ero felicissima!!!
Purtroppo devo ammettere che io non sento mia la musica anni 70, riesco solo a sentire veramente mio questo tipo di “rumore” da discoteca.
Sono cresciuta con i miei figli e seguo Arianna, gli One Direction, i Maroon 5 e altri generi musicali che amano i miei ragazzi e di conseguenza mi viene spontaneo seguire.
La musica anni 70 non la so’ proprio ballare e non mi mette brividi e ritmo nel sangue….mi dispiace per chi mi dice che ho 47 anni e devo seguire altra musica….non ho l’età. Chi l’ha detto? Ahahahah.
E vai sulla pista Rosaria, si ballaaaaaaa!!!!!!

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