Quel “maledetto” 30 Settembre

È stato un attimo o forse secondi non saprei ma, di sicuro, non sono più la stessa…non sono più io. Il furgone andava dritto e veloce, la macchina scontrarsi addosso, pezzi per aria, le persone dentro sbattute come fossero in un frullatore…nove mesi per nascere, anni per crescere una persona nel migliore dei modi, un attimo per rischiare di perdere una figlia.

Scoprire poi lo stesso giorno, nello stesso ospedale, mentre mia figlia era in rianimazione e il mio piccolo amore ancora stordito dall’impatto, che per tre mesi non potevo più far nulla è stato come una violenza…”lei non può stare in piedi, deve tornare subito a casa in ambulanza”.

Scherzava? Mia figlia che era in pericolo di vita, mio nipote con un’ingessatura alla gamba e un trauma alla testa e dovevo tornare a casa subito? È stato un vero shock, un pianto senza sosta.

È passato un mese!

Mi sto riprendendo ma dimentico che devo stare ancora a riposo e che mi viene il fiatone e la stanchezza quando pretendo di più da me stessa.

1 mese triste Ottobre, sono cambiata…messa alla prova, fortemente alla prova e ancora più che uscirne fuori, arranco nel buio. Ci sono giorni che mi sento forte, viva come prima, giorni che sono triste come questo tempo e ogni cosa mi pesa come fosse un macigno. Dovrei compiere 50 anni domenica ma…per la prima volta mi sento come se non li compissi io.

Un mese da quel giorno in cui ho quasi perso mia figlia e mio nipote, il mio piccolo caffellatte….ho sempre compreso l’importanza e il dono della vita perché, per prima, ho più volte rischiato di perderla per mano di uomini violenti e ho lottato e vinto ma mai, mai come quel giorno, mi sono sentita una nullità!

Sono cambiata e ancora oggi non so chi sono diventata, so solo che sto consumando energie, non ho più una vita, la mia se l’avevo, e che sono esausta.

Ho perso i miei colori.

Per colpa di una vertebra…

….caro letto mio, siamo diventati grandi amici! Certe volte litighiamo, ci giuriamo odio profondo e dopo facciamo pace perché siamo anche costretti a frequentarci quasi a tutte le ore quindi è meglio che io e te stiamo buoni buoni e ci sopportiamo.

Io, normalmente, uscivo al mattino e rientravo la sera. Accendere le candele, disfarti, preparare i cuscini per poter cadere tra le tue braccia e quelle di Morfeo, mi sembrava quasi un sogno che si realizzava dopo una giornata impegnativa.

Tu, invece, eri lì…tutti i giorni, fermo immobile, attendevi solo che ti cambiassi le lenzuola, che abbracciassi i cuscini e decidessi di farmi coccolare.

Adesso ti odio, mi stai proprio sullo stomaco perché sono costretta a stare con te per un mese e forse più…che antipatico che sei!!! Mi costringi a pensare, a dormire anche se non ho sonno, a non curarmi come prima, mi togli l’appetito. Quando finirà tutto dormirò nel divano, vedrai!

Mi costringi a pensare…sto notando cose a cui non badavo prima, presa da tutto, da troppo…adesso nell’infinito scorrere delle ore e dei giorni, tutti uguali, sto avendo tempo per pensare e capire. Non so’…alla fine dovrò ringraziare la vertebra rotta e te?

L’amore scontato di una madre

Inaspettato… è arrivato per me, solo per me da uno dei miei ragazzi. Tutto ho immaginato tranne che… fosse mio.
“Volevo tirarti un po’ su il morale, vederti stare bene, mamma”.

Non me l’aspettavo.

La mamma dà tanto e sembra scontato, non ci si ricorda mai di lei, tanto c’è sempre, tanto pensa a tutti senza risparmiarsi mai, è normale no?

Non credo sia normale che una sola testa ragioni per quattro, cinque, sei, sette teste eppure per amore si fa, non credo sia normale consumarsi come una candela pur d’illuminare tutti. Non credo sia normale creare situazioni di serenità per dare riparo, cure, amore, protezione al limite dell’impossibile e sempre senza risparmiarsi. Pretendere troppo da se stesse senza pensare che…no, fermati, non va bene così!!!

E chi la sente quella vocina dentro?

Perché ascoltarla se intorno c’è chi ti cerca, chi pretende silenziosamente, chi ti mette addosso montagne che non sono più le tue? Chi la sente quella voce????

Oggi, questa semplice composizione fiorita, mi ha sciolto il cuore, incredula, emozionata, lacrime che stentavo a fermare…un pensiero per me. E non è il mio compleanno, non è la festa della mamma, né l’onomastico…era solo ed esclusivamente per ME.

Grazie amore di mamma ❤

Benvenuta Zoe

Non avrei mai pensato di adottare nuovamente un cane, soprattutto dopo varie esperienze negative e dopo la morte della mia Milù. Gatti sì ma cani…mai più! Nel frattempo, ho studiato moltissimo e imparato davvero tanto sull’addestramento ma ero sempre negativa sull’adottare un cane. Giravo i canili ogni tanto, alla ricerca di qualche cane anziano, perché sono quelli dimenticati da tutti ma poi…mi ritiravo per paura di fallire ancora.

La vita, però, ti dà sempre la possibilità di riprovare e, quando il mio compagno, mi ha parlato dei Rottweiler, ho quasi storto il naso in segno di rifiuto. Rottweiler???? Mai assolutamente!!! Una delle razze peggiori, aggressivo, pericoloso, dominante… insomma era NO.

Casomai un’altra razza sì, più tranquilla… perché no? E così mi fa vedere foto di cuccioli, varie…tra queste, cuccioli di Rottweiler. M’innamoro all’istante e incomincio a documentarmi online sul perché sono considerati pericolosi.

Trovo di tutto…ma poco si dice sul modo di educarli. Si dice, si scrive, si analizza ma…alla fine, in pochi argomenti trovo che il padrone è fondamentale per lo sviluppo sereno del cane, piuttosto consigliano di portarli in centri appositi per farli educare da esperti proprio per la loro indole aggressiva.

Allora???? È come tutti gli altri cani? Io sarò responsabile della sua crescita serena, dell’amore che saprà dare e del suo futuro nella nostra grande famiglia?

Accetto la sfida!!!!

Eccoti…in braccio a me, spaventata e timida, due mesetti appena… prometto che ti crescerò bene, che sarò il tuo “capobranco”, che sarai fiera, forte e amorevole.

Benvenuta figlia mia!

Il luogo senza tempo

…dovevo andare ieri, dovevo andare là, in quel luogo dove cielo e natura s’incontrano, dove internet e i social si perdono tra cerbiatti, pietre millenarie, alberi secolari.

Non ho sentito proprio il bisogno di comunicare con il mondo, non riuscivo per niente a fare selfie o foto ricordo come tanti…mi sembrava di spezzare la sacralità del luogo, di non rispettare la natura. Mai, come ieri ho capito e ho visto quanto siamo sciocchi e ingrati del bene ricevuto. Mai come ieri, ho sentito di chiedere scusa all’universo, di perdonare la superficialità dell’uomo…selfie su selfie persino dentro luoghi sacri, immagini rubate solo per immortalare l’attimo.

Quanta pena ho provato…ma dove stiamo finendo…possibile che nessuno si svegli????

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